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In ricordo di Carlo Maria Martini…

carlomariamartiniL’Associazione del Volontariato di Arcore saluta con amicizia e con gratitudine il Cardinale Carlo Maria Martini.
Sin dall’origine nei primi anni’80, la nostra esperienza di volontariato (che poi ha dato vita alle cooperative Piramide e alla Fondazione Sergio Colombo) ha tratto forza e ispirazione dall’insegnamento di questo sacerdote, sottratto all’attività di studioso per guidare una delle diocesi più grandi e più complesse del mondo.
Un biblista di fama internazionale, che faceva visita ai carcerati e serviva alle mense dei poveri, e si comportò con Milano, e con il mondo, come con gli amati testi biblici: mettendosi in ascolto.
Lesse la città, punto d’incontro di conflitti e di speranze, crocevia di vite e di differenze, come un testo da interpretare alla luce della speranza e della profezia divina.
Parlò della “dimensione contemplativa della vita”, mise “in principio la Parola”, richiamò costantemente l’attenzione alle persone in difficoltà (“ripartire degli ultimi”), guidando quella vasta riflessione pubblica che prese il nome di “farsi prossimo”.
Già il prossimo, non tanto l’altro che devi attendere, ma tu stesso di fronte all’altro, provocato dalla vita a condividere e ad agire.
Quelle parole, profonde e cristalline come gli occhi di chi le pronunciava, risuonarono al di là di Milano, dell’Italia, delle appartenenze e degli steccati ideologici.
Colpirono le parole, ma soprattutto colpì lo stile, capace di delineare un orizzonte nel quale hanno potuto guardare e dialogare credenti e non credenti (“il non credente che è in me inquieta il credente che è in me, e viceversa”).
Impossibile riassumere i contenuti di più di vent’anni di episcopato, seguito dal trasferimento a Gerusalemme (dove andava a trovarlo – quando poteva – il nostro Sergio), poi dal ritorno in Italia con l’aggravarsi del morbo di Parkinson.
In un tempo che difetta di maestri e di testimoni, Martini è stato entrambi
Anche negli ultimi anni, quando è ritirato “nel bosco” (l’espressione è sua), senza celare la fragilità e i timori, di fonte al dolore e alla morte.
Gli diciamo grazie una volta di più, cercando di fare tesoro di quanto ci lascia, sperando di essere degni di quella disponibilità al servizio che ha segnato tutta la sua esistenza.

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